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TRE AMICI AL BAR… CHE HANNO CAMBIATO IL LORO MONDO

È molto semplice iniziare questa intervista con la strofa della canzone di Gino Paoli “Quattro amici al bar”.
Ma questa volta non sarebbe un semplicistico modo per introdurre un tema altamente ostico ai più. Sarebbe soltanto la pura verità.
Diego, Federico e Matteo, infatti, si sono cercati e incontrati virtualmente nell’infinito mondo del web. Ma il loro incontro è successivamente diventato reale: e qual è il posto migliore per parlare di idee che cambieranno il mondo?
C’è chi ha scelto un garage, c’è chi ha scelto una piazza del paese.
Loro hanno scelto un bar. Ma vediamo di conoscerli da vicino e di capire chi realmente sono questi tre giovanissimi ragazzi.

D. Come vi siete incontrati, lo abbiamo spiegato. Ma qual è stata la motivazione che vi ha dato la spinta per dare vita al vostro progetto?
È stata l’ambizione, nell’accezione più positiva del termine. Siamo tre ragazzi giovani, è vero. Forse giovanissimi per un settore così complesso. Ma tutti e tre abbiamo trovato fin da subito un elemento condiviso: avere successo nella vita.
Possiamo dire che sia stato questo ad averci dato la spinta. Siamo stati accomunati dal desiderio di fare qualcosa di importante e di raggiungere ottimi risultati. Stessi ideali, stessi pensieri, stessi desideri e stessi punti di vista. Di conseguenza una stessa filosofia di vita. È facile capire che siamo andati da subito d’accordo.
Il famoso caffè bevuto insieme al bar è servito per comprendere che avevamo molte cose in comune. È stato proprio in quel bar che abbiamo deciso di collaborare e abbiamo dato vita a quella che oggi è la nostra attività.

D. Attività attuale… Vi occupate di intermediazione. Siete dei mediatori. Ma visto che credo siano moltissime le persone che, come me, non hanno o quasi la minima idea sul significato effettivo di questo termine, potete spiegarci di cosa si tratta con parole comprensibili? Cosa fa esattamente un mediatore finanziario?
È una figura molto importante che, in parole povere, mette in contatto un cliente, sia esso privato o un’azienda, con istituti di credito, istituti assicurativi, banche ecc.
Attraverso un incontro diretto, analizziamo la situazione economica e finanziaria del cliente che ci ha interpellati. Facciamo un’analisi accurata e approfondita e, analizzando anche tutte quelle che sono le tutele dal punto di vista statale, calcoliamo la soluzione migliore, stabiliamo insieme al cliente la cifra da investire e creiamo un progetto nel tempo.
In pratica diventiamo i suoi consulenti: anche per le situazioni più semplici, nel caso di un investimento o qualora si crei la necessità di disinvestire un capitale, il cliente ci consulta.

D. Quindi non esiste un vero e proprio standard nel vostro lavoro? È veramente tutto studiato su ogni singola persona?
È tutto studiato su ogni singola esigenza e situazione. E questa unicità è la vera bellezza del nostro lavoro.  Ogni persona è diversa e ogni situazione singola va studiata e strutturata. Un prodotto standardizzato nel nostro campo non va mai venduto. Non avrebbe senso.

D. Com’è strutturata la giornata tipo del mediatore?
Generalmente ci svegliamo presto. Molto presto. È una buona abitudine. Ed è una buona abitudine farsi la barba ogni giorno (ride…), mettersi un abito bello, una camicia abbinata e risultare sempre in ordine e sempre in linea, profumati e ben vestiti. Ci si incontra al bar (ride di nuovo…), si beve il famoso caffè e si sale in ufficio per un primo briefing.
La nostra settimana è sempre ben organizzata. Lavoriamo insieme, condividiamo le agende, ma è importante che ognuno di noi abbia la propria autonomia. Solitamente durante il pomeriggio ci dividiamo. Un altro aspetto molto importante che ci impegna per gran parte del tempo è la ricerca di nuove risorse commerciali per creare la nostra rete. In questa parte di lavoro ognuno di noi fa da sé.
Ci diamo molto supporto, ma fondamentalmente ci muoviamo in autonomia.
A livello organizzativo vero e proprio possiamo dire che utilizziamo la fascia mattutina dedicandoci allo sviluppo della nostra rete commerciale. Per noi questo aspetto è di fondamentale importanza. Attraverso questa costruzione siamo in grado di proiettare nel futuro la nostra crescita professionale.
Questa rete commerciale, inoltre, ci permette di non essere sempre presenti sul campo in modo diretto.
Attualmente stiamo ampliando la nostra rete commerciale in Lombardia e a questo proposito stiamo cercando e formando alcuni giovani per far sì che la nostra azienda cresca sempre di più.
Quindi nella fascia mattutina ci impegniamo principalmente nello sviluppare la rete attraverso colloqui di selezione molto rigidi.
Durante il pomeriggio, invece, ci occupiamo più che altro di formazione, in due distinte direzioni: la prima è che siamo noi a dare formazione alle risorse che collaborano con noi, la seconda è che siamo invece noi a partecipare a corsi specifici per la nostra formazione, per la nostra crescita professionale e personale. Abbiamo seguito corsi di leadership, di comunicazione ecc.
Infine, la fascia serale la dedichiamo agli incontri col cliente vero e proprio e con le famiglie. È naturalmente il momento in cui nessuno è impegnato nel proprio lavoro ed è quindi disponibile a dedicare maggiore attenzione alle nostre consulenze.

D. Una giornata infinita!
Infinita sì, ma gratificante. Queste sono le attività che poi andiamo ad incastrare nella giornata.

D. Una curiosità: avete detto che formate le giovani risorse per questo lavoro, ma voi siete giovanissimi! Quanti anni avete? E vi sarà senz’altro capitato di formare persone più grandi di voi. Come è andata?
Noi abbiamo 23 anni e sì, ci capita sempre, o quasi, di formare persone più grandi di noi. Le età variano: vent’anni, trent’anni, quarant’anni, cinquant’anni.
Per noi l’età non conta. Non c’è differenza. Siamo dell’idea che l’unica cosa che conta sia la preparazione e la voglia di fare. E poi ogni persona ci può arricchire. Ad esempio, se ci troviamo ad avere a che fare con un uomo di cinquant’anni che magari non ha mai svolto questo lavoro, sicuramente attraverso la nostra esperienza lavorativa lo possiamo aiutare. Ma siamo dell’idea che una persona più grande di noi ci possa ad esempio arricchire molto dal punto di vista dell’esperienza di vita. Siamo certi che il suo trascorso sarà sicuramente più pieno e ricco del nostro. È normale ed è bello potersi confrontare su più aspetti.
C’è uno scambio di valori e di principi che ci porta, nonostante la nostra giovane età, ad avere alcune idee e alcune intuizioni che rispetto ai nostri coetanei sono un po’ più evolute.

D. Le aziende sono fatte dalle persone che ci lavorano all’interno. Cosa ne pensate?
Noi siamo pienamente d’accordo ed è proprio per questo che investiamo così tanto per lo sviluppo della rete commerciale. Non abbiamo stupidi paletti nei confronti delle risorse, ma abbiamo una formula in cui crediamo e che seguiamo sempre per comprendere la personalità dei candidati. La persona deve avere cinque fattori imprescindibili: ambiziosa (che significa non desiderare di essere disoccupato a vita), deve avere una ferrea volontà, una propensione al rischio (che è ciò che ti permette di metterci la faccia, di dire “voglio fare questo, voglio investire su di me”), deve essere perseverante ed è proprio nei momenti peggiori che la perseveranza si rivela un alleato insostituibile (con la perseveranza, se credi davvero nei tuoi obiettivi, prima o poi arrivi), deve essere diligente che significa avere delle regole e capirle). Noi abbiamo un metodo che funziona, abbiamo regole precise, lo abbiamo testato e funziona. Abbiamo un obiettivo e lo portiamo a termine.
Poi serve un pizzico di fortuna. Noi abbiamo l’obbligo di creare le condizioni adeguate, poi la fortuna ci mette il suo tocco. La fortuna aiuta sempre.

D. Ci sono specifiche caratteristiche che una risorsa deve avere per diventare consulente?
Caratteristiche specifiche direi di no. L’importante è che sappia leggere e scrivere (ride…)

D. Che oggi di per sé è già una cosa rara!
Infatti. No dai, a parte le battute, l’importante è che chi si avvicina a questa professione abbia voglia di mettersi in gioco e di imparare. È una professione come un’altra. La si può imparare, basta avere voglia.

D. Ma non è necessario avere una conoscenza specifica e approfondita di borsa, economia, finanza?
Quella gliela forniamo noi come base di partenza. Se poi una persona è già di suo appassionata a questi temi e sa in modo approfondito come funziona la borsa, come gira l’economia, come funziona il mondo degli investimenti è sicuramente un punto migliore di partenza. È avvantaggiato, ma soltanto all’inizio. Perché poi tutto si può imparare.

D. Se penso a un broker, personalmente mi figuro una persona estremamente cinica. È vero o è soltanto uno stereotipo?
Se la persona fa questa attività solo per lucro sì, sono d’accordo pienamente. Lo fa cinicamente solo per portare a casa la pagnotta.
Se invece lo si fa come facciamo noi, che ad esempio ci siamo presi la briga di creare collaborazioni con più di 80 compagnie a livello internazionale per poter presentare le migliori offerte al cliente, il discorso cambia. Noi non ci vediamo come il classico broker o come l’assicuratore col suo pacchetto di clienti da seguire a cui millanta l’eccellenza assoluta. Abbiamo una visione più ampia.
Ci mettiamo realmente a disposizione e a servizio del nostro cliente. Vogliamo costruire qualcosa che vada oltre, un pacchetto su misura.
A noi piace usare l’immagine dell’abito tagliato su misura. Un abito di alta sartoria.
Non vogliamo avere una manica lunga e una manica corta. Vogliamo il massimo, l’equilibrio.
E lo stesso vale per l’investimento tagliato a misura per ogni cliente.
Il mondo finanziario e assicurativo si sta spostando verso la costruzione di una empatia con le persone e con le famiglie.
Bisogna creare un rapporto, creare fiducia, creare fiducia e futuro, bisogna tagliare un abito unico per ogni investitore.
E poi dobbiamo saper portare ogni cliente a fare la sua scelta.
Serve un pizzico di cinismo, non lo neghiamo, ma è molto più importante costruire un rapporto e riuscire a entrare in empatia.

D. Esiste una figura a cui vi siete ispirati, un maestro che avete seguito e studiato e da cui avete preso spunti?
La prima cosa che abbiamo fatto è stata iscriverci al Registro unico degli Intermediari per avere una formazione di base, prima, e poter diventare professionisti, poi.
Parlando invece di modelli a cui ispirarci, sicuramente la figura di maggior spicco e nostro guru è Warren Buffett (da Wikipedia: Warren Edward Buffett (Omaha, 30 agosto 1930) è un imprenditore ed economista statunitense, soprannominato l’oracolo di Omaha. È considerato il più grande value investor di sempre. Nel 2008, secondo la rivista Forbes, è stato l’uomo più ricco del mondo, mentre nel 2015, con un patrimonio stimato di 72,7 miliardi di dollari, sarebbe il terzo uomo più ricco del mondo, dopo Bill Gates e Jeff Bezos. Inoltre stimano sia il quarantesimo uomo più ricco di tutti i tempi. Buffett è chiamato l’oracolo di Omaha per la sua sorprendente abilità negli investimenti finanziari e nel predire guadagni ed eventuali, seppur limitate, perdite. Ha promesso di impegnare il 99% del suo patrimonio in cause filantropiche, in particolare tramite la Gates Foundation) che ha inventato uno strumento finanziario di investimento per i suoi clienti in grado di ottimizzare performance polverizzando i rischi.
Sul lato finanziario e sui finanziamenti ci siamo ispirati a lui. Abbiamo poi voluto collaborare con compagnie che seguivano, come noi, la sua filosofia di investimenti e risparmi.
Per quanto riguarda invece il ramo assicurativo abbiamo creato collaborazioni con compagnie che esistono da circa 25 anni sul mercato e che già facevano da consulenti. Così abbiamo avuto l’opportunità di essere formati direttamente da loro.

D. Esiste sempre, per ognuno di noi, un film che ricalca le nostre vite. Quello che vi descrive più da vicino è forse “La ricerca della felicità” del 2006 in cui il protagonista, ossessionato dai debiti, decide di intraprendere una strada professionale dopo aver visto un uomo in giacca e cravatta scendere dalla sua auto di lusso. Decide così di diventare mediatore finanziario. Avete visto il film? Vi siete ritrovati nel personaggio?
Sì, ci siamo ritrovati in quasi tutto il film, ma credo capiti a chiunque sia ambizioso e decida di fare l’imprenditore. È impossibile non ritrovarsi nella figura del protagonista che, investendo quel poco che ha e puntando tutto su se stesso, arriva agli obiettivi. Nel caso del protagonista, poi, c’è una leva psicologica molto forte: il figlio.

D. Voi siete ancora troppo giovani per avere figli!
Sì… aspettiamo ancora un po’. Diciamo che un figlio e la famiglia sono obiettivi bellissimi per il nostro futuro.